- Rosso 670 nm · infrarosso 810–850 nm · fino a 1064 nm
- A 15 cm dalla lampada, con gli occhiali protettivi
- Due minuti davanti, due dietro: il protocollo 2+2
- Dispositivo per il benessere, non medico
Anche di quella
che non vediamo
Il rosso visibile lo vediamo. Il vicino infrarosso no: è appena oltre il limite dell'occhio, ma la pelle e i tessuti lo assorbono. È la porzione di luce che il sole ci ha sempre dato e che le lampade LED di casa e ufficio hanno tolto.
Da BLUM la riportiamo in due posti: davanti alla lampada Saturn PRO, in sessione privata, e sul tappeto del Matwork a infrarossi. Trenta secondi per vedere come funziona: la lampada a 15 cm, la luce che attraversa la pelle, cosa succede alle cellule.
La luce come segnale,
non come calore
Fotobiomodulazione vuol dire «modulare i processi biologici con la luce». Quando un fotone rosso o infrarosso viene assorbito, la sua energia non resta luce: diventa un cambiamento nella molecola che lo ha preso. Il bersaglio più studiato sta nei mitocondri, le centrali che producono energia: un enzima della catena respiratoria, la citocromo c ossidasi, assorbe proprio queste lunghezze d'onda.
Da lì la ricerca descrive tre segnali: più energia disponibile per la cellula, il rilascio di ossido nitrico che apre i piccoli vasi, e una scintilla di specie reattive dell'ossigeno che, nella quantità giusta, è un messaggio di adattamento e non un danno. Non si taglia, non si brucia, non si introduce nulla nel corpo: il tepore che si sente è un effetto secondario, non il meccanismo.
È nata negli anni Sessanta con i laser a bassa potenza; oggi si chiama fotobiomodulazione perché descrive l'effetto, non lo strumento, e vale anche per i LED. Un numero come 670 nm dice solo quale fotone: la dose dice quanti ne arrivano, in quanto tempo e su quale area.
Dove lavora
Il rosso visibile a 660–670 nm lavora in superficie: pelle, microcircolo. L'infrarosso vicino a 810–850 nm attraversa la pelle e arriva a muscoli e articolazioni; a 1064 nm è invisibile all'occhio ma pienamente assorbito. Nessun ultravioletto. Quanto arriva in profondità non è un numero fisso: dipende dal tessuto, dalla pigmentazione, dalla distanza e dalla geometria della sorgente.
La dose, non il colore
Parlare di «luce rossa» senza dire dove, quanto, per quanto tempo e a che distanza è come parlare di un ingrediente senza la quantità. Per questo da BLUM ogni sessione segue un protocollo scritto.
Lunghezza d'onda
Il tipo di fotone, in nanometri. Il rosso lavora in superficie, l'infrarosso scende: sono due famiglie, non un numero magico.
Irradianza
Quanta luce arriva su un centimetro quadrato di pelle, misurata alla distanza d'uso. È il dato che i watt sulla scatola non dicono.
Tempo
Dieci minuti non sono una dose: lo diventano solo moltiplicati per l'irradianza. Davanti alla lampada bastano pochi minuti per zona.
Distanza e area
A 15 cm la luce è concentrata, a 30 più uniforme e meno intensa. Ogni protocollo fissa la distanza prima dei minuti.
Continua o pulsata
La luce continua nutre i tessuti in superficie; quella pulsata, da 1 a 200 Hz, modula lo stimolo. La frequenza la decide il protocollo.
Risposta bifasica
Troppo poca luce non supera la soglia; troppa riduce l'effetto. Il massimo sta in una finestra intermedia: «di più» non è «meglio».
La lampada, il Mat, le analisi
La lampada Saturn PRO
Una lampada professionale a parete: cinque sorgenti COB da 300 W con lenti a 30° e una corona di LED multispettrali, undici lunghezze d'onda da 380 a 1064 nm, luce continua e pulsata da 1 a 200 Hz. Si usa a 15 o 30 cm, con gli occhiali protettivi, per pochi minuti sulla zona indicata dal protocollo.
Prenota la sessione privataIl Mat del Matwork a infrarossi
Gli esercizi del Pilates a corpo libero sopra un tappeto professionale: 1440 punti di luce rossa a 660 nm e infrarossa a 850 nm, 60 × 180 cm. Lavora nelle fasi ferme della lezione, quando il corpo è a contatto: l'arrivo, il rilassamento finale. Mai più di mezz'ora al giorno.
Il Matwork a infrarossiLe analisi Corpo, Cuore e Mente
La stessa luce, su due persone diverse, non fa la stessa cosa: lo strato sottocutaneo, l'idratazione, la pigmentazione cambiano quanto ne arriva in profondità. Le tre letture BioTekna descrivono la persona che riceve la luce, e sono il «prima» con cui confrontare il «dopo».
Biohacking e analisiArea per area, con il peso di ciascuna
La stessa luce, assorbita da tessuti diversi, fa cose diverse. Qui ogni affermazione porta il suo livello di evidenza: la letteratura è quasi sempre fatta con altri dispositivi, altre dosi e altre persone, e lo diciamo. Riportiamo, non promettiamo.
Pelle
●●○Evidenza moderata
Uno studio controllato su 136 volontari con pannelli LED a bassa irradianza, trenta sessioni: aspetto e rugosità della pelle migliori, più collagene all'ecografia. Le revisioni dermatologiche sui LED concordano. È l'uso più vicino alla nostra lampada.
Muscolo, prima dello sforzo
●●●Evidenza solida, su muscoli precisi
L'evidenza più robusta riguarda la luce applicata prima dell'esercizio, su gruppi muscolari mirati, a dosi moderate e ripetute: più lavoro prima della fatica. Per questo la sessione si prenota prima di una lezione, non solo dopo.
Allenamento e fatica, over 50
●●○Evidenza moderata
Tre studi dello stesso gruppo su donne dopo la menopausa, con LED a 850 nm sulle cosce durante il tapis roulant per mesi: più potenza, meno fatica, migliore tolleranza allo sforzo rispetto al solo allenamento. Gruppi piccoli, protocollo fisso.
Recupero e indolenzimento
●●○Risultati contrastanti
Le meta-analisi non trovano effetti sostanziali sul dolore e sul danno da esercizio, salvo con laser prima dello sforzo. Per questo da BLUM si dice «un momento di distensione», non «accelera il recupero».
Sonno e rilassamento
●○○Evidenza preliminare
Uno studio su venti atlete, quattordici sere di luce rossa a corpo intero: sonno di qualità migliore e melatonina più alta. Niente di replicato su larga scala. Chi la usa con regolarità racconta di dormire meglio; dipende dalla persona.
Microcircolo
●○○Meccanismo plausibile
Il rilascio di ossido nitrico spiega il tepore e il colorito più acceso che si sentono subito: la pelle è più irrorata in superficie. È una sensazione, non un risultato clinico, e come tale la raccontiamo.
●●● più revisioni sistematiche concordanti · ●●○ alcuni studi controllati, spesso piccoli · ●○○ studi pilota o plausibilità del meccanismo. Fonti PubMed raccolte a settembre 2026 nella guida interna BLUM. Nessuna di queste è una promessa: i risultati cambiano da persona a persona e con la costanza.

Descrivere il corpo
che riceve la luce
Lo stesso dispositivo, lo stesso tempo, due persone diverse: la dose che arriva in profondità cambia con lo strato di grasso sottocutaneo, l'idratazione, la pigmentazione della pelle. La luce non è uguale per tutti perché i corpi non sono uguali.
Per questo da BLUM la luce viene dopo le tre letture non invasive del Biohacking: la composizione corporea (BIA-ACC), l'equilibrio fra tensione e recupero letto dal battito (PPG Stress Flow), l'attività della corteccia frontale (HEG). Non misurano la luce: descrivono la persona che la riceve. Da lì si sceglie un protocollo, si osserva la risposta e si rivaluta nel tempo.
Le analisi sono il «prima» scritto; la rimisurazione è il «dopo». In mezzo, movimento, luce e recupero dosati sui tuoi numeri, non su un programma uguale per tutti.
Chi la sceglie, di solito
Chi si allena e vuole sentire meno la fatica
Corsa, palestra, sport di squadra: la luce prima dello sforzo è l'uso con più studi alle spalle.
Chi cerca una pelle più luminosa
Viso, collo e décolleté davanti alla lampada, con costanza nel tempo: il tono si vede, il resto lo fanno le settimane.
Chi arriva dal Matwork o dal Biohacking
La lampada chiude un percorso che esiste già: dosata sui dati delle analisi, in coda a una lezione in sala.
Chi passa la giornata sotto i LED
La luce di casa e ufficio ha perso la componente rossa che il sole ci ha sempre dato. Qui la si restituisce, in dosi scritte.
Chi ha una condizione medica
Farmaci fotosensibilizzanti, gravidanza, patologie della pelle, dispositivi impiantati: si parla prima con il medico, e lo diciamo noi per primi.
Pochi minuti, con un protocollo scritto
Si parla
Cinque domande prima della luce: cosa cerchi, farmaci, gravidanza, pelle, dispositivi impiantati. Se c'è un dubbio, quel giorno la lampada resta spenta e si fa altro.
Si dosa
Il protocollo scrive zona, distanza (15 o 30 cm), minuti e modalità: continua o pulsata. Occhiali protettivi, pelle pulita senza creme, due minuti davanti e due dietro.
Si ripete
Mai oltre quindici minuti al giorno, quarantotto ore fra le prime due sessioni, niente sole lo stesso giorno. La costanza conta più della durata: due o tre volte a settimana valgono più di un'ora.
Cosa non fa, e quando chiedere al medico
Non abbronza, non è una sauna
Nessun ultravioletto: la pelle non si scurisce e non si suda. La sauna lavora sul calore con l'infrarosso lontano; qui il calore è quasi nullo, lavora la luce.
Non fa dimagrire
Non scioglie il grasso e non toglie la cellulite. Se qualcuno te lo promette, diffida. Il lavoro sul corpo lo fanno il movimento, il sonno e la tavola.
Non cura
È un dispositivo per il benessere, non medico. Non si fanno diagnosi e non si tratta nulla: ogni tema di salute resta al tuo medico, e per il dolore il riferimento è lui.
Occhi protetti, sempre
I LED infrarossi non si vedono, quindi l'occhio non si difende da solo. Gli occhiali sono in dotazione e si usano a ogni sessione; la lampada non si fissa mai da vicino.
Controindicazioni
Farmaci fotosensibilizzanti (alcuni antibiotici, antinfiammatori, diuretici, isotretinoina), psoraleni, dispositivi elettronici impiantati, gravidanza, tumori attivi o terapia oncologica in corso, patologie della pelle in corso. Con l'epilessia fotosensibile solo luce continua. Le protesi metalliche non sono un problema.
Se la pelle risponde male
Un arrossamento lieve e uniforme che sparisce in pochi minuti è normale. Uno marcato, a chiazze, che prude o che resta, no: si sospende, lo si mostra al medico e ci si risente.
Le risposte, senza giri di parole
La fotobiomodulazione è l'effetto: luce rossa e infrarossa, a dosi definite, che la pelle e i tessuti assorbono e usano. «Infrarossi» è solo il nome di una parte dello spettro. La sauna a infrarossi lavora sul calore con l'infrarosso lontano, il lettino abbronzante usa ultravioletti: sono altre cose, anche se il colore sembra simile.
No. Non c'è ultravioletto: la luce rossa e l'infrarosso vicino non abbronzano e non bruciano. Si sente un tepore leggero e la pelle può arrossarsi un poco, in modo uniforme, per qualche minuto. Se arrossa in modo marcato o a chiazze, la sessione si sospende e se ne parla con il medico.
Pochi minuti per zona, a 15 o 30 cm, con gli occhiali protettivi: il protocollo base del viso è due minuti davanti e due dietro. Più non è meglio: la risposta alla luce è bifasica, oltre una certa dose l'effetto cala. Mai oltre quindici minuti al giorno, e quarantotto ore fra le prime due sessioni.
La prima volta la concordiamo insieme, su WhatsApp o per telefono, perché zona, distanza e minuti si decidono dopo cinque domande e, se le hai fatte, sui dati delle analisi Corpo, Cuore e Mente. Il Matwork a infrarossi e le analisi si prenotano online dalla pagina.
Perché la stessa dose non arriva allo stesso modo in due corpi diversi: lo strato sottocutaneo, l'idratazione e la pigmentazione cambiano quanto ne entra in profondità. Le tre letture BioTekna descrivono la persona che riceve la luce e sono il «prima» con cui confrontare il «dopo».
No a entrambe. La lampada e il tappeto sono dispositivi per il benessere, non medici: non facciamo diagnosi, non trattiamo patologie e non sostituiamo il tuo medico. Non scioglie il grasso e non toglie la cellulite: può far parte di una routine insieme al movimento, da sola non fa nulla.
Sì, e le chiediamo prima: farmaci fotosensibilizzanti (alcuni antibiotici, antinfiammatori, diuretici, isotretinoina), psoraleni, dispositivi elettronici impiantati come pacemaker, gravidanza, tumori attivi o terapia oncologica in corso, patologie della pelle in corso. Con l'epilessia fotosensibile si usa solo la luce continua. Le protesi metalliche non sono un problema.
Da BLUM, in Via Masone 2, nel centro di Bergamo: la lampada Saturn PRO per le sessioni private e il tappeto a luce rossa e infrarossa nella sala del movimento, per le lezioni di Matwork. È lo stesso posto in cui si fanno le analisi, così la luce si dosa sui tuoi dati e si rimisura nel tempo.
BLUM è in Via Masone 2, nel centro di Bergamo, a pochi passi dalle Poste Centrali. Dalla città e dai comuni dell'hinterland — Seriate, Torre Boldone, Gorle, Curno, Mozzo, Ponte San Pietro, Stezzano — si arriva in pochi minuti; riceviamo abitualmente anche persone dalla Val Seriana, dall'Isola e dalla Bassa Bergamasca, da Dalmine a Treviglio.
Comincia da una lezione, o da una misura
La sessione privata alla lampada si concorda con noi, perché la prima volta si dosa sui tuoi dati e sulle cinque domande. Il Matwork a infrarossi e le analisi si prenotano online in un minuto.
Davanti alla Saturn PRO
Zona, distanza, minuti e modalità scritti sul protocollo. Occhiali in dotazione, mai la prima volta da sola. Scrivici e fissiamo giorno e ora.
Prenota su WhatsAppOppure chiama il 351 457 8919.
Matwork a infrarossi
Gli esercizi del Pilates sul tappeto a luce rossa e infrarossa, in gruppi da quattro. La lezione di prova costa 15 €.
Prenota la prova a 15 €Biohacking e analisi
Le tre letture Corpo, Cuore e Mente con il consulto: il «prima» su cui dosare la luce. A partire da 100 €.
Prenota le analisiIn centro a Bergamo, comodo da tutta la provincia
Le sessioni si fanno da BLUM, in Via Masone 2, nel cuore di Bergamo, a pochi passi dalle Poste Centrali: la lampada in cabina, il tappeto nella sala del movimento.
Dall'hinterland — Seriate, Torre Boldone, Gorle, Curno, Mozzo, Stezzano, Ponte San Pietro — sei qui in pochi minuti. E chi ci sceglie arriva anche dalla Val Seriana, dall'Isola Bergamasca e dalla Bassa: da Alzano e Nembro, da Dalmine e Osio Sotto, da Treviglio e Romano di Lombardia.






